Le avventure di Byron e Belle dei Tatamoon.

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Finalmente Byron II° è con noi, dopo una lunga attesa e il grande dispiacere per la morte di Byron I° a causa di una polmonite. Chiara ha voluto che Byron non fosse l’unico gatto nella nostra casa, troppo grande e vuota per solo tre persone e neppure un canarino a cantare la mattina. La gabbia degli uccelli è vuota da molto tempo. L’abbiamo coperta con un sacco di plastica gialla e depositata accanto ai trasportini dei gatti, che non accoglievano mici da cinque anni, da quando Yuki  ci lasciò all’improvviso per una malattia ai reni.

Questa mattina, però, Chiara ha infilato la gabbia grande e una più piccola nel bagagliaio della macchina, e siamo partite in direzione di Bergamo, dove c’è l’allevamento dei Devon Rex, in cui sono nati e cresciuti Byron e Belle, sua sorella, una tortie dal viso di velluto metà chiaro e metà scuro.  “Ci sarà vita in casa, d’ora in avanti!” penso, mentre scrivo.

Dopo una disavventura con il Bancomat e le indicazioni  del navigatore, per lo più errate o in ritardo rispetto agli svincoli, siamo arrivate a destinazione un’ora e un quarto dopo l’orario stabilito. Daniela, per fortuna, è una persona di buon cuore e non ci ha “ostiato contro“. Però, lei non si spiega come facciamo a perderci tutte le volte in un paesotto della bergamasca, dove siamo già state. A dire il vero, neanch’io mi capacito, dato che non smarrisco l’orientamento neppure nelle metropoli come Parigi, Napoli o Milano. Boh, vai a capire!

Sbrigate le pratiche di prassi, Daniela ci ha condotto, non senza commozione, nella stanza in cui stavano i gattini. Dormivano entrambi, acciambellati sulle poltrone sotto al tavolo, estenuati da una mattinata di giochi sfrenati. Li ha messi insieme nel trasportino grande, prima Byron poi Belle, su una delle sue copertine, poiché io avevo dimenticato il cuscino che pure è parte della gabbietta.

Belle e Byron hanno ripreso a sonnecchiare, appena ho messo in moto la macchina. Durante il viaggio, breve, nonostante io abbia sbagliato un paio di svincoli, neanche un miagolio. Giunti a casa, il carattere di ciascuno è subito emerso. Uscita dalla gabbia, Belle si è fiondata nel fragolone grattatoio, in prossimità del divano, sotto cui è stata nascosta per ore. Byron, invece, ha esplorato tutta la casa. E quando dico tutta, intendo i tre piani, compresa la taverna, i balconi, i ripiani dei mobili e persino l’interno della lavastoviglie. A prima vista sembra che Byron prediliga la taverna e il balcone, dove ha fatto salti alti un metro. Ma il nascondiglio preferito di entrambi è il leggio, dicasi sulle mie gambe, sotto il piano inclinato, dove appoggio il computer, che emana un certo calore, e, aggiunto al tepore dei loro corpi, fa effetto borsa dell’acqua calda, che, d’estate, non è piacevole! Me l’avevano detto che i Devon  “ti vivono addosso”, ma non credevo di dover interpretare la frase alla lettera.

Byron è un accentratore. Monopolizza tutto, cose e persone: ciotole del cibo, lettiera, pietanze e, persino, me e Chiara, al punto che scaccia Belle, quando ci viene vicino. Mi pare che consideri noi e l’intera casa sua proprietà esclusiva. Se continua così, dovrò studiare qualche strategia per far emergere anche Belle.

Belle è timida, dolce e bellissima. Ha un tartufo simpatico e un mantello a squama di tartaruga color crema rosato con macchie grigie più o meno scure, che fa molto signorina elegante. Byron è bianco, come si vede in una delle rare fotografie che sono riuscita a fargli. In genere, anziché fotografare lui, riprendo la scia di vento che smuove al suo passaggio.

Continua a leggere i prossimi episodi de “Le avventure di Byron e Belle”.

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