Pubblicato in: Chiara Messina, Giuseppina D'Amato, La scrittrice e i gatti

La nostra umana spacca, fratello.


Storia di Lin
Il mio tempo, un'adolescente negli anni '60
Il mio tempo

Belle: La nostra umana spacca, fratello.

Byron: In che senso?

Belle: I suoi libri sono in classifica anche in Giappone.

Byron: Eh, quelli di Chiara in Spagna.

Belle: Mew, mew. Mi pare una bella cosa. Che ne pensi fratello?

Byron: Ottimo. Loro scrivono scrivono e lasciano in pace noi. Mew!

Belle: Oui oui, mew!

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Pubblicato in: Giuseppina D'Amato, La scrittrice e i gatti

Fatti più in là!


Belle: Fratello, spiegami perchè quando sto sul calorifero vuoi starci anche tu? Shh ssh ssh!

Byron: Mew, mew, fr fr fr!

Belle: Basta smancerie e non leccarmi. Gr gr gr.

Pubblicato in: Giuseppina D'Amato, La scrittrice e i gatti

Giuseppina D’Amato Booky Arte Donna


Giuseppina D’Amato presenta il romanzo: Il mio tempo, un’adolescente negli anni ’60 – Booky Arte Donna – Elnòs Shopping Roncadelle Brescia –10 marzo h: 11.00

Il mio tempo, un'adolescente negli anni '60 Giuseppina D'Amato
Copie omaggio firmate dall’autrice. Il mio tempo, un’adolescente negli anni ’60 Giuseppina D’Amato
Giuseppina D'Amato Il mio tempo, una adolescente negli anni 60
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Pubblicato in: Buon Natale, Giuseppina D'Amato, La scrittrice e i gatti, Siamo gatti

Margaret Mitchell e il suo gatto


Margaret Mitchell su La scrittrice e i gatti di Giuseppina D'Amato
Margaret Mitchell|La scrittrice e i gatti di Giuseppina D’Amato

Una bellissima fotografia in bianco e nero della scrittrice Margaret Mitchell con il suo gatto certosino.

La frattura di un’anca la costrinse a lungo all’immobilità. Durante il periodo della convalescenza, ella scrisse il romanzo Via col vento, che fu pubblicato nel 1936 e riscosse subito un notevole successo.

Gone with the wind vinse il prestigioso premio Pulitzer nel 1937.

Nel 1939 uscì nelle sale il celeberrimo film interpretato da Vivien Leigh e Clark Gable. Da allora, la tempestosa storia d’amore fra la volubile Scarlett O’Hara e l’avventuriero dal cuore tenero, Red Buttler, ambientata in Georgia, durante la guerra di secessione americana, ha commosso intere generazioni.

Margaret morì dieci anni dopo, investita da un taxi. Era il 16 agosto del 1949. Aveva quarantanove anni.

Pubblicato in: Siamo gatti

Il gatto che rese omaggio a Gesù Bambino


Byron da piccolo
Io da piccolo: avevo cinque mesi, appena.

La leggenda del gatto

Caro Gatto, disse lei, caro, cocciuto, 
orgoglioso e caparbio animale, io ti benedico. 
Da questo giorno, lasciati alle spalle le lande disabitate.
Giacchè sei rimasto qui, nessuno avrà mai 
il potere di chiamarti servo, 
eppure il focolare ti accoglierà sempre con favore. 
Sarai sia libero, sia affezionato all’uomo.
E tante saranno le famiglie che sorrideranno 
nell’ascoltarti gorgheggiare
il tuo apprezzamento verso la tua casa
come una vibrante teiera farebbe.

La leggenda del gatto, Bethany Roberts.

Così la Vergine Maria benedisse il gatto, che, insieme agli altri animali, era andato a rendere omaggio a Gesù Bambino.
Bethany Roberts è una scrittrice di libri per bambini.

Pubblicato in: #LeavventurediByroneBelle, Giuseppina D'Amato, La scrittrice e i gatti, Siamo gatti

Gatti, amici speciali


Miao a tutti da Belle dei Tatamoon.

Caro amico umano, hai mai pensato che il tuo gatto o il tuo animale da compagnia è un compagno speciale che condivide la vita con te, giorno dopo giorno?

Caro amico umano che hai deciso di prendere un cucciolo perché è tanto carino e fa tenerezza, lo sai che il piccino diventerà un gattone da adulto?

Caro amico umano, lo sai che un cucciolo non è un giocattolo, e che il tempo lo cambierà, come cambia tutte le creature. Come immagini la sua  vecchiaia?

Caro amico umano, hai pensato che il tuo delizioso amico felino potrebbe ammalarsi? Dirai ancora che è dolce e grazioso quando ti graffia, mentre tu tenti di dargli la medicina che lo farà guarire?

Caro amico umano, sei pronto a prenderti cura del tuo speciale a coda dritta e ad amarlo, quando sporca dove non dovrebbe, mentre pulisci la sua lettiera o raccogli le sue deiezioni durante la passeggiata?

Caro amico umano, lo sai che ogni gatto ha il proprio carattere, che tu dovrai imparare a conoscere e a rispettare, se vorrai andare d’amore e d’accordo con lui?

Pubblicato in: #LeavventurediByroneBelle, Devon Rex, Giuseppina D'Amato, Siamo gatti

Tira-graffiando


Byron e Belle dei Tatamoon
Eccoci nella borsa blu da vet, che, all’occorrenza, si rivela un posticino caldo in cui dormire.

Oggi, abbiamo deciso di non tirare i graffi sul tira graffi, ma di tirare le somme di quest’anno di vita, anche se abbiamo soltanto sette mesi, che per noi valgono cinque degli anni umani.

A ogni modo, siamo ancora cuccioli sia come gatti sia come umani. Comunque la si giri e la si rigiri, la questione è che siamo super felici: adoriamo le nostre umane, e loro ci coccolano tanto. Pina ci stravizia, e Chiara, per ripicca, le dice che sembra “una nonna coi nipotini”.

Parole sue, per noi Pina è una giovane-umana- bellissima.

«Sei un gran para culo», miagola Belle.

«Dai, non mettertici anche tu. Sono lecca scodelle come te.»

«Me, meaoo», replica lei, ma intende «Se, col piffero.» Non posso farci niente: l’umana mi conquistò fin dal principio. Mi piacque appena mise piede nell’allevamento.

Le ho persino perdonato d’avermi trattato con sufficienza al primo incontro.

«Te lo ricordi, Belle?»

 «No, io non c’ero?»

«Già, tu eri ancora nella nursery con mamma Ukiko. Parevi un topino nero e mal riuscito».

«Mew, non offendere. Tu, invece, eri un gigante, vero?»

Non le rispondo. Continuo a schiacciare i tasti del PC, e penso che non ero un gran ché neppure io, perchè quando, trotterellando sulle zampe incerte, raggiungi i parenti che si erano accrocchiati attorno alle ospiti, Pina mi guardò, e chiese «E tu chi sei così piccino?»

Io non feci neanche un mew, la scansai, e, a coda dritta, mi diressi verso Chiara, che stava seduta sul pavimento dell’ingresso in mezzo ai miei zii, cugini, parenti e amici Devon Rex. Aveva un buon odore, perciò mi feci prendere in braccio, e coccolare, ma il cuore batteva forte forte.

Daniela rispose che ero piccolo, perché ero il più cucciolo di tutti, ma Pina aveva occhi solo per Bianca Dama, la sorella di Byron I°, che “è una stella”, dicono. Però, io questa cosa non l’ho mica capita. Come fa un micio a diventare una stella? Gli umani pensano strano. Mah!

Poi il branco si spostò nella sala giochi, lo seguii attaccato alla zampa di papà Martin e mi diedi da fare a gironzolare con gli altri gatti, quando riuscivo a sfuggire all’Abbraccio di Chiara.

Ricordo che Pina scattò tante foto nel salone, e che i parenti si misero in posa davanti alla fotocamera sui tavoli e sugli alberi-tiragraffi come consumati fotomodelli. Io no, avevo paura dell’occhio grande e della luce che gli usciva da dentro. Allora, non gradivo neanche le coccole, e le smorfie degli umani mi terrorizzavano. Adesso, non ci faccio più caso.

Pina mi fece poche foto, e non mi strapazzò, e, forse, la trovai simpatica proprio per questo.

Quella mattina, ero spaventato e nervoso. Prima che Chiara e Pina arrivassero, Daniela aveva stufato tanto, ma tanto. A un certo punto, mi aveva afferrato tra le grinfie, ripulito e profumato. Puzzavo come un umano ma, appena libero, rimediai subito a modo mio.

Per fortuna, quando Daniela se ne accorse, eravamo già nella sala dei giochi. Allora lei mi guardò, e, stupita, disse «Ti sei tuffato tutt’intero nella pappa, tu.»

In effetti, era vero. Mi piaceva il paté e anche l’odore del paté, e mi ci strofinai dentro per togliermi di dosso l’umano.

Mi viene un sospetto. “Vuoi vedere che Pina non mi prese in braccio perchè avevo il paté che mi usciva dagli occhi e dalle orecchie?”

Mah! Questo dubbio è meglio che lo tengo per me.

Adesso, smetto di pensare al passato, e mi concentro sul nuovo.

«Belle, sai che non hai ancora scritto il pezzo sulla tua uscita nel borsone blu da vet?» domando a mia sorella che, come al solito, dorme sotto al leggio nero di Pina, e invidio le sue chiappette secche, che entrano in quello spazio angusto e protettivo, mentre a me passano appena le orecchie o la coda.

Lei fa capolino. «Uffa! Non ho voglia. Pigiare sui tasti rovina gli artigli. Scrivi tu», miagola infastidita, schiudendo le palpebre, e piegando le orecchie all’indietro.

«Ma io non c’ero, non so che cos’hai fatto», replico, e la fisso con gli occhi spalancati, per intimorirla, ma lei ha già ritirato la testa, e ha ripreso a dormire.

«Ronf, ronf», è la sua replica senza appello.

Ah! Se non fosse per Pina e me, chi sfamerebbe la famiglia?